MONASTIR
PROIEZIONE + LIVE MUSIC
GIOVEDÌ 9 OTTOBRE 2025 – ORE 21
lyrics & music FRANCESCO PAOLO PALADINO
Vocal creative arrangements DOROTHY MOSKOWITZ
Intro & Outro LUCA CHINO FERRARI
Improvvisazione musicale con
Francesco Paolo Paladino
Riccardo sinigaglia
Angelo Contini
Enten Hitti
MONASTIR the film written & directed by
FRANCESCO PAOLO PALADINO
– La storia:
Un operatore cosmico (Edward Ka-Spel) addetto alla pulizia dell’Universo, nello svolgimento del suo turno di lavoro, trova fortuitamente, disperso nei cieli di Giove, le vestigia di un misterioso Monastero che aveva ospitato una comunità di suore di clausura votate alla solitudine cosmica. Visitando le antiche vestigia completamente abbandonate ritrova il diario di Suona Menfrem (Dorothy Moskowitz); in quelle pagine, nelle parole scritte da Menfrem apprende sia i segreti dell’anima di Menfrem (l’amore nei confronti di un’altra donna distante milioni di anni luce) sia il perché il Monastero era stato completamente abbandonato. La missione delle religiose, una volta raggiunto i cieli di Giove con i propellenti tradizionali, era quella di sostituirli con l’energia delle preghiere. Menfrem descrive il fallimento di quella missione, l’impossibilità per le religiose di proseguire perché il carburante (le preghiere) non erano pure, vere. L’assenza di ogni forma umana nel monastero fa ipotizzare un gesto estremo di tutte le religiose che potrebbero essersi immolate fuoriuscendo nel cosmo per trasformarsi in preghiere (energia pura). L’operatore cosmico non ha elementi per sapere se quel “gesto estremo” ha aperto loro o meno nuovi orizzonti cosmici e morali. Ma ritorna sulla terra con il manoscritto di Mendrem che gli ha permesso di avere una nuova visione dell’universo da lui percorso quotidianamente.
–Riferimenti letterari:
Scritto e riscritto in tre anni e mezzo di assiduo lavoro, “Monastir” è -innanzi tutto- un omaggio all’arte di ANDREJ TARKOVSKIJ. La storia, ideata e scritta in versi poetici da Francesco Paolo Paladino è stata sottoposta a un “adattamento” che potesse essere funzionale al canto di Dorothy Moskowitz, da parte di Luca Chino Ferrari e da parte della stessa artista americana e di Edward Ka-Spel. Paladino non è nuovo ad affrontare temi impegnativi ambientati in una atmosfera di fantascienza (vedasi “Dust To Dust” film vincitore nel 2013 dell’International River Film Festival). “In questo lavoro – dice l’autore- ho cercato di fare convivere l’odore della scienza e quello della religione, scegliendo un’ambientazione indefinita che potesse supportare ogni tipo di domanda e di dubbio irrisolto”. Il tema dell’abbandono cosmico s’intreccia infine con il tema dell’amore dell’amore cosmico, inteso come qualcosa di possibile in ogni sua forma (l’amore della protagonista con un’altra donna distante milioni di anni luce).
–Riferimenti musicali
Originariamente il nucleo di MONASTIR è stato composto dall’autore con il solo (e preziosissimo) aiuto di Roberto Laneri. Successivamente, attraverso la tecnica compositiva che l’autore aveva già sperimentato (con supporti tecnici ovviamente diversi) ai tempi dei Doubling Riders la “cd. Doubling Music”, ha chiamato a sé uno stuolo di artisti creativi che hanno accettato entusiasticamente di supportare Paladino. (nelle note più avanti tutti i “credits, ovviamente) Ma a questo punto Paladino, memore dell’avventura sonora di “DE MUSICA ET IN FUNGORUM EFFECTIS”, che esplorava il mondo di Sant Agostino e John Cage, ha applicato il concetto “aleatorio” cageano all’opera e le texture degli artisti coinvolti sono state inserite quasi magicamente nella struttura dell’opera stessa. “Monastir” in un primo tempo doveva veder la luce come “parte” di un album degli UNITED STATES OF ALCHEMY che si chiamava “Monastir/Songs of Compassion”. Pertanto nel 2023 Paladino ne approntava una edizione che si focalizzava soltanto sulle parti cantate dell’opera. Ma nel 2024, a seguito del concerto dell’11 maggio 2024 ad Angelica (Bo), l’autore rivedeva il progetto, riprendeva le parti strutturali musicali e ricomponeva l’intera opera che assumeva la dimensione di circa 50 minuti. La paziente evoluzione vedeva Paladino collaborare in modo assiduo con Dorothy Moskowitz che con la sua geniale arte vocale, trovava e proponeva tutte le armonizzazioni dei brani, divenendo un insostituibile coautrice musicale e con Luca Chino Ferrari che coadiuvava l’adattamento inglese delle liriche. Ma tutti gli artisti (musicisti, poeti, artisti visivi) coinvolti hanno dato il loro insostituibile e autorale apporto all’opera di Paladino. “Nei miei lavori -dice l’autore esiste uno spartito invisibile fatto di una preziosissima materia: l’entusiasmo di chi riesce a mettere le dita in un nucleo proibito. Questo mio entusiasmo ho potuto verificare di averlo trasmesso a tutti gli artisti che mi hanno aiutato, tanto che mi sono più volte commosso ascoltando le loro texture che di volta in volta mi arrivavano e che corrispondevano esattamente alla mia concezione dell’opera, anche se loro conoscenza era solo intuitiva. E’ dunque un particolare tipo di casualità quella che ha cementato questo lavoro, la casualità di chi ha stima l’uno dell’altro e di chi riconosce con estrema certezza dalle fattezze delle ombre l’esistenza delle persone”
–il film
“Sono partito – dice l’autore- dal concetto di “detrito spaziale”. In MONASTIR tutto avviene perché un operatore spaziale il cui lavoro è ripulire il Cosmo dai detriti galleggianti e abbandonati, s’imbatte -per puro caso- in un Monastero disperso nel cosmo, quasi fosse un enorme “detrito” esso stesso. Ma se il detrito è qualcosa da abbattere, da distruggere, può diventare- in certi casi- qualcosa di diverso…un reperto da custodire. Partendo dalla “liquidità” del concetto stesso di “detrito” ho pertanto approfondito il concetto di DETRITO perché può assumere il valore di REPERTO, diventare -gioco-forza- un unico, prezioso e insostituibile elemento. Sia la Scienza che l’Arte, attraverso reperti magari estremamente piccoli riescono a spiegare il cammino e l’evoluzione di intere civiltà e riescono a dare la soluzione a mille ipotesi scientifiche. E’ come una goccia di sangue prelevato che consente di esaminare lo stato di salute di un intero corpo. Ebbene quando mi sono imbattuto nella piattaforma PEXELS per me si è aperto un mondo! Vi erano migliaia, migliaia di reperti visivi, foto e video di autori che autorizzavano chiunque volesse a farne uso. Praticamente dei tesori sommersi nell’universo, nel cosmo tecnologico telematico. Ho passato mesi a sfogliare quelle immagini, a ammirarle con rispetto e poi ne ho scelta una serie e -come mi era stato concesso- ho potuto usarle come volevo, e quindi sia in montaggio, sia come elementi strutturali del racconto, sia come frammenti del frammento, collegandoli a altre immagini e riprese video: quelle girate nel passato da me e da miei collaboratori, estrapolate da miei precedenti contesti narrativi e cinematografici e quelle (preziosissime!) girate appositamente come per Monastir, le installazioni meravigliose di Luka Moncaleano, Shiaron Carolina Moncaleano e Maria Assunta Karini. Lo stato di euforia musicale che ho tentato di descrivere più sopra, si è trasformata in un’euforia e godimento visivo. Il film è nato così, sperimentando il mio nuovo sistema di montaggio “Final Cut Pro X” che Roberto Dassoni mi aveva fornito. E’ stata una sfida: oggi provo immenso piacere ad averla affrontata.
