MALEN UND ZEICHNEN

a cura di Davide Di Maggio

25 settembre – 27 novembre 2021

Inaugurazione sabato 25 settembre 2021 ore 17

Mostra in collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano

ARTISTI

Brigitte Aubignac, Valerio Carrubba, Pierpaolo Curti, Martin Dammann, Diamante Faraldo, Manuela Franco, Franziska Klotz, Robert Klümpen, Sergio Lombardo, Dietmar Lutz, Giovanni Manfredini, Bas Meerman, Santi Moix, Luigi Presicce, Andrea Salvino, Andrea Santarlasci, Serban Savu, Markus Schinwald, Wolf Vostell

SPAZIO FISICO, TEMPO UMANO

di Davide di Maggio

“Riveste una certa importanza notare che l’ultimo individuo rimasto in una società di massa sembra essere l’artista”.
H. Arendt, The Crisis in Culture, in Between Past and Future,1977

Lo spazio è l’entità indefinita e non limitata che contiene tutte le cose materiali. Queste, avendo un’estensione, ne occupano una parte ed assumono nello spazio una posizione.
Ciò accade nei bellissimi ed immensi spazi dell’Associazione21, dove i lavori in mostra assumono una posizione forte, precisa. Lo status di opere d’arte permette loro di diventare muri portanti e non subirne le dimensioni. Architettura e arte diventano così un tutt’uno. Il luogo come un involucro protettivo, un liquido amniotico che avvolge le opere e le valorizza al massimo. Lo spazio umano indissolubilmente legato al tempo, il tempo come metafora centrale dell’intera struttura di significato dell’opera d’arte e della vita. Come gli spazi che abitiamo esprimono il significato del decorso della nostra vita, cosi i lavori in questa mostra possono esprimere il significato metaforico del decorso temporale che ha portato alla loro creazione.
In alcuni artisti l’estrema lentezza del processo di realizzazione, il gesto che conduce da un tempo reale ad uno concettuale. In altri, la rapidità gestuale, che va considerata come l’unica forma possibile in grado di determinare l’opera. In entrambi i casi, un rituale che si tramanda nei secoli, immutabile.
Altri fattori entrano nella creazione, solcando l’attività e la sua messa in opera, che rappresenta il coagulo della tensione artistica, il luogo dell’appuntamento dove si incontrano i frammenti dell’immaginario.
In Malen und zeichnen, (dipingere e disegnare), rispondendo metaforicamente ad una domanda di F. Nietzsche, “Sei tu fra quelli che parlano o che mettono le mani in pasta?”, gli artisti in mostra rispondono affermativamente, esibendo le mani in pasta, propedeutiche alla messa in opera delle loro opere.
La loro pittura e i loro disegni sono il risultato di una concitazione creativa, che attraversa il campo fantastico dell’artista e lo mette nelle condizioni di poterne divenire il tramite.
La figura è il punto focale delle opere in mostra, detiene la centralità del linguaggio, in quanto è portatrice dell’intenzione e del desiderio di potenza dell’immaginario e l’arte degli artisti esposti è sostenuta proprio da un immaginario che svolge una funzione erompente, quella di bloccare nella sosta lunga dello stupore, nella posa stupefatta della contemplazione, l’occhio esterno di chi osserva.
“Io domando all’arte di farmi sfuggire dalla società degli uomini, per introdurmi in un altra società”, (C. Lévi-Strauss). Questo è anche il tentativo di questa mostra, non un desiderio di evasione, non un tentativo di sfuggire la realtà, bensì quello di introdursi in un altro spazio, di allargare un varco che normalmente sembra precluso. Gli artisti operano per aprire quei varchi, per spostare la vista verso l’alto. La loro arte è la pratica di questo movimento, mediante il deterrente della figura, che costituisce il loro arsenale tattico attraverso cui esercitano il loro rapporto con il mondo.

Grazie a loro, lo spazio dell’Associazione diventa così spazio umano, la tela dipinta e la carta disegnata diventano materiali sensibili dove agire attraverso il segno, dove concretizzare le proprie idee.
Una nicchia esistenziale che ognuno di noi si costruisce partendo dal loro lavoro. Tutte le opere esposte sviluppano il concetto di Den Raum Beleben, ovvero modificare la nostra percezione dei luoghi, di dare nuova vita, nuova forma. Non più freddo contenitore di opere, ma parte integrante di esse.
Questo è un privilegio che solo l’arte può dare, estendendosi a costruire una casa della coesistenza delle differenze, dove le opere diventano un vero e proprio spazio pulsante che penetra nell’animo di chi guarda, attraverso la mitologia del mistero insondabile che accompagna l’uomo da sempre. Grazie a quella che può essere considerata la funzione primaria del gesto artistico, gli artisti in mostra cercano di dimostrare che il mondo nel quale vorrebbero vivere esiste davvero. Non più un arte solo esistenziale, autoreferenziale o che rappresenti la realtà, ma un arte che duri nel tempo, navigando incolume nei mari in tempesta dei cambiamenti delle società, delle epoche e del pensiero. Un’arte concentrata sugli aspetti essenziali, fondamentali, decisivi del pensiero universale, e ciò comporta un’intensità che non è presente nella realtà quotidiana e che risulta difficilmente comprensibile a coloro che non sono artisti. Questa intensità, priva di compromessi, rappresenta in realtà la Vita, la vita vera, autentica, reale, la vita come la intendeva Nietzsche.
Colui che non è artista vive dunque nella sua frammentata quotidianità, mentre nell’opera d’arte, paradossalmente proprio grazie all’apparente allontanamento dalla vita di ogni giorno, la vita trova la sua piena espressione. Come ha scritto anche H. Arendt: “Va sottolineata la differenza fondamentale tra azione utilitaristica di un soggetto nel mondo materiale e l’agire privo di scopo dell’artista, dunque la differenza qualitativa tra oggetti di uso comune ed opere d’arte che si potrebbero definire senza scopo”. Ma l’assenza di uno scopo è legata alla perfezione, all’aspirazione, al creare illimitato, all’arte. Il tempo umano scorre inesorabile, la vita ha un limite di tempo che nessuno ancora può superare. Gli artisti in mostra ne sono ben consapevoli, ma l’arte permette loro di varcare questa soglia, di diventare quasi immortali.
Le loro opere diventano segni che si tramandano, testimonianze di epoche passate, di tempo umano vissuto ma ancora presente ed attuale. Nella mostra, spazio, tempo, immagine e figura, agiscono dalla profondità determinando un senso di armonia, di scambio reciproco, di tensione sequenziale verso la leggerezza, la sopportazione dell’essere, che si muove in uno spazio in cui le cose possono essere ripensate nuovamente, appunto lo spazio dell’arte. Come un giardino, dove piantarvi delle esperienze ed estirparne altre, tenendo sempre aperti gli accessi, perchè non ci venga a mancare quando ne avremo bisogno.

 
Manuela Franco – Africa, Berlino, Scozia, Olanda – 2017-2020
veduta all’ingresso
Franziska Klotz – Hident – 2005
Dietmar Lutz – Bitch – 2004
Bas Meerman – Utitled – 2003
Navata destra
Robert Klümpen – Paradise – 2004
Wolf Vostell – Giovanna la pazza – 1980
Martin Dammann – zwei liegende – 2005
Navata sinistra
Valerio Carrubba – Delia Failed – 2006
Diamante Faraldo – Dea sumera, La sfinge, Autoritratto con scheletro – 2009
Diamante Faraldo – Autoritratto con scheletro 2009
Markus Schinwald – Boris – 2009
Santi Moix – Hanabi, Flowers of fire – 2021
Sergio Lombardo – Gesti tipici – 1962
Giovanni Manfredini – Senza titolo – 2015
Pierpaolo Curti – Fragile – 2021
Serban Savu – Il serbatoio dell’acqua – 2014
Brigitte Aubignac – Le masque – 2018
Luigi Presicce e Andrea Santarlasci – veduta parziale della mostra
Luigi Presicce – Untitled 2004
Andrea Santarlasci – Stupore, Reminiscenze, Thauma, Oltre l’enigma degli alberi – 2015